| Cosi' noi, forse senza accorgercene, ci siamo addentrati in un mondo che poi si e' rivelato per niente lontano o dimenticato, ma solo nascosto. Un mondo popolato di uomini che restano tenacemente legati al lavoro all'ambiente; agli animali e alla loro storia; |
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tanto tenacemente da rimanere in fondo isolati da un altro mondo, che si muove al ritmo di suonerie di telefonini, week end, happy hour, brunch e party, pur distando i due poche centinaia di metri. Alla fine, il centro della ricerca si e' spostato dalla pecora a questi uomini e alla loro attivita', perche' sono loro l'unica alchimia in grado di evitare l'estinzione della nostra pecora, come di qualsiasi altro animale da reddito. Di qui si e' creato un altro stranissimo fenomeno: sono riemersi (anzi no visto che anche loro sono sempre rimasti li' dove li abbiamo trovati) prodotti come il Pecorino Reggiano, le barzigole, i salami ed i violini di pecora ed infine la cultura della lana. |
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| Questi ovini fornivano un importante contributo alla dieta carnea famigliare: nella versione piu' semplice le carni venivano conservate sotto sale in barili o mastelli di legno, fino a giugno, e consumate addirittura in brodo, o sotto forma di piu' sofisticati salami, cosciotti o violini.Il fascino di questi ricordi ritrovati ha fatto nascere una rete di appassionati che irresistibilmente ne attira nuovi e che sta rendendo sostenibile una operazione altrimenti impensabile, l’innesco nasce dal tavolo provinciale sul Pecorino dell’appennino reggiano a cui ha fatto seguito il progetto “Cornella Bianca”, del servizio veterinario della AUSL RE, coordinato dal Dr. Carlo Alberto Alberti, coadiuvato dal Dott. Andrea Iotti, | ![]() |
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e non si sarebbe potuto svolgere senza la preziosa collaborazione dei veterinari delle AUSL dell'Emilia orientale, (in particolare Bologna, Ferrara, Imola, Modena, Rovigo) della Romagna e del Veneto, delle province di Reggio Emilia e Modena, ITAS Zanelli, le facolta' di Veterinaria di Parma e di Agraria di Bologna ,l'APA di Reggio Emilia solo per citare quelli della primissima ora. Ricordi dunque, alcuni affioranti tra i greggi, nei racconti dei pastori, altri forse rinchiusi nei cassetti di qualche armadio o comodino oppure negli angoli della memoria, magari legati a qualche oggetto di uso quotidiano conservato in qualche soffitta. Sarebbe formidabile poter raccogliere queste testimonianze, servono pero' almeno due cose: la disponibilita' di chi le conserva a condividerle, ed un sistema per poterle registrare senza comprometterne integrita' e legittima proprieta'. Dunque il felice incontro con Slow Food, col Coordinamento Tessitori, e con Formaggi Sotto il Cielo, l'appoggio logistico (e non solo) dell'ITAS Zanelli, la guida fondamentale delle universita' di Parma e Bologna e dell'associazione RARE, ci danno la speranza di poter concretamente fare qualcosa per conservare la Cornella Bianca e la cultura pastorale del nostro Appennino, elementi vitali anche per la preservazione dell’ambiente e di una economia agricola e zootecnica oggigiorno decisamente in crisi. (Estratto dalla relazione al convegno "Cercando una pecora voci diverse da e sulla cultura pastorale delle antiche province estensi")
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